Skip to Main Content

Dare un futuro al talento, dare futuro all'Italia

July 2026
| 7 min read

Principali evidenze

  • Il talento è una priorità strategica per la competitività dell’Italia. In un’economia sempre più fondata su conoscenza, innovazione e competenze, sviluppare, attrarre e trattenere capitale umano qualificato è essenziale per rafforzare produttività e crescita di lungo periodo.
  • L’Italia deve affrontare sfide strutturali che rischiano di limitarne il potenziale. Declino demografico, fuga dei giovani qualificati, mismatch tra competenze e opportunità, divari di genere nella leadership e ritardi negli investimenti immateriali continuano a frenare la piena valorizzazione del talento.
  • Serve un impegno collettivo per trasformare il potenziale in crescita. Imprese, istituzioni, università e leader sono chiamati a creare un ecosistema capace di offrire opportunità concrete, valorizzare il merito e rendere l’Italia un Paese in cui i talenti possano crescere, restare e contribuire al futuro comune.

Nell’ultimo anno, attraverso D.A.R.E. – Develop, Attract, Retain, Encourage – abbiamo iniziato ad aprire una conversazione su uno dei temi più cruciali per il futuro dell'Italia: il talento.

Chi si sta occupando di coltivarne lo sviluppo? Chi riesce davvero ad attrarlo? E soprattutto, quali sono le leve per motivarlo a restare, crescere e contribuire alla competitività del Paese?

Oggi più che mai, queste domande non riguardano solo aziende, istituzioni e mondo dell'istruzione, ma riguardano la capacità dell'Italia, in quanto Pease, di costruire il proprio futuro. In un'economia sempre più basata sulla conoscenza, sull'innovazione e sulle competenze, il capitale umano rappresenta infatti la principale risorsa strategica.

Eppure, i dati più recenti evidenziano un quadro complesso e costellato da sfide profonde quali declino demografico, crescente competizione globale per i talenti, difficoltà nell'allineare competenze e opportunità professionali, persistenti divari di genere nei ruoli di leadership e perdita continua di giovani altamente qualificati, che, se non affrontate, possono facilmente tramutarsi in mancate opportunità di crescita dell’intero sistema Paese.

È proprio da questa consapevolezza che nasce D.A.R.E., l'iniziativa di Spencer Stuart Italia che si propone di contribuire alla costruzione di un ecosistema capace non solo di sviluppare i talenti, ma anche di attrarli, trattenerli e incoraggiarli a mettere le proprie competenze al servizio della crescita dell'Italia. Un ecosistema in cui imprese, istituzioni, università e leader possano collaborare per creare condizioni concrete di sviluppo, inclusione e innovazione.

Come evidenziato anche dal Rapporto Annuale Istat 2026, investire in competenze, innovazione, produttività e leadership rappresenta una priorità strategica per rafforzare la competitività del Paese nel lungo periodo. Ma per trasformare questa priorità in risultati tangibili è necessario un impegno collettivo: comprendere le sfide è il primo passo, agire è quello decisivo.

In un contesto globale sempre più competitivo, la capacità di attrarre e valorizzare il talento sta diventando un fattore distintivo per la crescita dei Paesi. Non è più sufficiente, infatti, competere sui costi o sulle risorse disponibili: oggi competono soprattutto gli ecosistemi in grado di generare opportunità, innovazione e leadership.

Il talento rappresenta una delle principali leve della produttività e dell’innovazione: svilupparlo, attrarlo e trattenerlo è una priorità strategica per la crescita e la competitività dell’Italia.”

Nel 2025, sebbene l’economia globale abbia continuato a registrare una crescita solida, questa espansione risulta essenzialmente dovuta a degli ecosistemi specifici: Stati Uniti ed economie emergenti. L’Unione Europea è emersa invece come più debole, influenzata da fattori quali gli elevati costi energetici e il poco dinamismo del comparto manifatturiero. In questo contesto, si nota come anche l’economia italiana abbia registrato una crescita contenuta e in rallentamento rispetto agli anni precedenti (0,5% nel 2025 e 0,8% nel 2024).

Questo solleva dunque una domanda centrale: come può l’Italia accelerare il proprio percorso di crescita all’interno di un contesto internazionale sempre più complesso?

Ebbene, come già precedentemente accennato, la risposta risiede in parte nella capacità di investire sulle persone, creando condizioni che permettano ai talenti di svilupparsi, esprimere il proprio potenziale e generare valore per il sistema Paese.

Analizzando i dati, si può notare come la crescita dell’ecosistema italiano nel 2025 si sia concentrata soprattutto nei settori a più elevato contenuto tecnologico, ovvero quelli caratterizzati da una maggiore intensità di competenze, innovazione e specializzazione.

Tecnologia, innovazione, digitalizzazione e capitale umano rappresentano oggi le principali leve per incrementare la produttività e rafforzare la competitività del sistema economico. Tuttavia, l’Italia continua a confrontarsi con importanti criticità strutturali, tra cui il ritardo negli investimenti immateriali, la frammentazione del tessuto produttivo e una capacità di innovazione ancora limitata, elementi che continuano a frenare il pieno sviluppo del potenziale di crescita del Paese.

È proprio in questo spazio che si inserisce la riflessione promossa da D.A.R.E. Se il talento rappresenta una delle principali leve della produttività e dell’innovazione, allora svilupparlo, attrarlo e trattenerlo non è soltanto una questione di mercato del lavoro, ma una priorità strategica per la crescita e la competitività dell’Italia.

L’Italia continua a essere interessata da profonde trasformazioni demografiche. Nell’ultimo decennio, la popolazione residente è diminuita di oltre un milione di persone e il saldo naturale del Paese permane negativo.

La questione demografica non riguarda però soltanto il numero di persone che vivono nel Paese. Riguarda anche la capacità dell'Italia di preservare il proprio potenziale di crescita futura. In un contesto caratterizzato da una popolazione che invecchia e da una riduzione delle nuove generazioni, il capitale umano diventa una risorsa ancora più preziosa e strategica.

Un elemento che contribuisce alla diminuzione della popolazione residente è il persistente aumento dei flussi migratori in uscita. Tra il 2015 e il 2024 infatti, si registra una perdita netta complessiva di circa 590 mila cittadini italiani.

Il fenomeno risulta inoltre particolarmente rilevante tra le fasce più giovani della popolazione, raggiungendo i livelli più elevati tra i 25 e i 34 anni. Si tratta dunque di una dinamica che coinvolge tanto il capitale umano in formazione quanto quello già inserito nel sistema produttivo, con implicazioni rilevanti per la crescita e la competitività del Paese. Questi dati portano inevitabilmente al sorgere di una domanda specifica: perché l’Italia non risulta una scelta attrattiva per chi sta costruendo il proprio percorso professionale?

La risposta emerge guardando l’analisi delle destinazioni degli espatri che mostra una maggiore attrattività dei Paesi dell’Europa occidentale in termini di opportunità professionali, sviluppo di carriera e presenza di consolidate reti migratorie.

Il fatto che siano proprio giovani nel pieno della propria fase di crescita professionale a lasciare il Paese dà al tema migratorio grande rilevanza. Non si tratta soltanto di una perdita di risorse per il presente, ma di una riduzione del bacino di futuri leader, innovatori, imprenditori e professionisti che potrebbero contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.

Se attrarre talenti rappresenta il primo passo, la sfida consiste poi nel creare un contesto in grado di valorizzarli e trattenere nel Paese i profili più qualificati e specializzati.”

Negli ultimi anni si è infatti assistito a un incremento dell’emigrazione di giovani altamente qualificati, con conseguente perdita di capitale umano ad elevato potenziale e, sebbene tale fenomeno sia in parte compensato dall’ingresso di lavoratori stranieri qualificati, il saldo rimane complessivamente sfavorevole.

Le esperienze internazionali rappresentano spesso un'importante opportunità di crescita personale e professionale. La vera sfida è tuttavia creare le condizioni affinché queste competenze possano continuare a mantenere un legame con l'Italia o scegliere, in futuro, di tornare a contribuire al suo sviluppo.

Le migrazioni dei talenti non solo incidono sull’attuale disponibilità di competenze, ma anche sul potenziale demografico futuro, sulla qualità dell’offerta di lavoro e sugli equilibri strutturali della popolazione. È proprio da questa consapevolezza che il Pease è chiamato a competere non solo attraverso le proprie performance economiche, ma anche attraverso la qualità delle opportunità che offrono, la capacità di valorizzare il merito, l'inclusione, la mobilità sociale e le prospettive di crescita professionale. Poiché un mondo in cui i talenti possono scegliere dove vivere e lavorare, il permanere di squilibri nella capacità del Paese di attrarre e trattenere capitale umano qualificato rischia di generare effetti cumulativi nel lungo periodo.

Se il talento rappresenta uno dei principali motori della competitività di un Paese, la qualità delle opportunità offerte alle nuove generazioni diventa un indicatore cruciale della sua capacità di costruire il futuro. L’accesso al lavoro non riguarda soltanto l’occupazione in sé, ma la possibilità per i giovani di immaginare e sviluppare un progetto professionale di lungo periodo.

Analizzando il mercato del lavoro italiano, emerge come i giovani continuino a incontrare significative difficoltà sia nell’accesso che nella stabilizzazione all’interno del mercato del lavoro. L’ingresso nel mondo professionale avviene infatti ancora in larga misura attraverso forme di occupazione a termine, che nel biennio 2024-2025 hanno caratterizzato il 67,8% delle nuove posizioni lavorative dei giovani.

A queste difficoltà si aggiungono oltretutto criticità legate alla valorizzazione delle competenze. Anche coloro che hanno completato percorsi di istruzione e formazione qualificanti faticano spesso a trovare occupazioni coerenti con il proprio livello di preparazione. Tra i giovani laureati occupati, infatti, il 23,7% svolge professioni a media o bassa qualificazione, evidenziando un significativo fenomeno di mismatch tra competenze acquisite e mansioni effettivamente svolte.

Le trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali degli ultimi anni hanno poi progressivamente ridisegnato la struttura occupazionale, determinando – in linea con quanto osservato in molte economie europee – una crescita della domanda di professioni altamente qualificate, in particolare nelle aree manageriali, specialistiche e tecnico-scientifiche. Tuttavia, l’Italia continua a registrare un ritardo significativo nella disponibilità di competenze scientifiche e tecnologiche, collocandosi tra gli ultimi Paesi dell’Unione Europea per presenza di professionisti in questi ambiti.

Questo scenario evidenzia una sfida sempre più urgente: sviluppare le competenze richieste dall’economia del futuro e creare le condizioni affinché tali competenze possano essere impiegate e valorizzate all’interno del Paese.

Sebbene la spesa pubblica per l’istruzione in Italia rimanga inferiore alla media europea, negli ultimi anni essa ha continuato a crescere, confermando l’impegno del Paese nel rafforzamento del capitale umano e nello sviluppo delle competenze e dei talenti. In tale contesto, il sistema universitario italiano mostra, tramite l’aumento del numero degli iscritti sia nazionali che internazionali, un Paese che riesce ad esercitare una forte capacità di attrazione sul fronte della formazione e della produzione di conoscenza.

Il talento dunque non manca, ma se attrarre talenti rappresenta il primo passo, la sfida consiste poi nel creare un contesto in grado di valorizzarli e trattenere nel Paese i profili più qualificati e specializzati. Nel 2025, ad esempio, a circa cinque anni dal conseguimento del titolo, il 10,4% dei dottori di ricerca formati interamente in Italia risultava occupato all’estero.

Le principali motivazioni alla base di questa scelta riconducono principalmente alla possibilità di accedere a opportunità professionali maggiormente coerenti con il proprio grado di qualifica e a condizioni retributive più competitive rispetto a quelle offerte dal mercato del lavoro nazionale. In un mercato sempre più globale, in cui i professionisti più qualificati hanno la possibilità di scegliere dove costruire il proprio futuro, diventa perciò fondamentale creare contesti in cui competenze, ambizioni e opportunità possano incontrarsi.

L’Italia continua a presentare un sistema economico caratterizzato da una crescita moderata nel lungo periodo e da una capacità solo parziale di adattarsi alle trasformazioni generate dalla diffusione della conoscenza, dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

Sul fronte del capitale umano, gli ultimi decenni hanno visto un significativo incremento della quota di popolazione laureata. Tuttavia, tale progresso non si è tradotto in una crescita altrettanto rilevante dell’occupazione qualificata, evidenziando una persistente difficoltà del sistema produttivo a valorizzare pienamente le competenze disponibili.

Quando il capitale umano non riesce a trovare spazi adeguati alla crescita, il rischio è che il potenziale di crescita generato dalla formazione rimanga inespresso. In questa fase storica è perciò fondamentale favorire il ricambio generazionale e creare percorsi di sviluppo per le nuove generazioni.

Il futuro del Paese non dipenderà soltanto dalla nostra capacità di immaginare il cambiamento, ma dalla volontà di costruirlo insieme.”

Per quanto negli ultimi anni si siano registrati importanti progressi nell’adozione delle tecnologie digitali e nella diffusione delle innovazioni di processo, permangono significativi ritardi negli investimenti in Ricerca e Sviluppo e nella disponibilità di competenze altamente specializzate, in particolare nei settori legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Attrarre, sviluppare e valorizzare il talento non rappresenta soltanto una leva di gestione delle risorse umane, ma una scelta strategica che incide direttamente sulla capacità di innovare, competere e creare valore nel lungo periodo. Le imprese caratterizzate da una maggiore presenza di talenti qualificati mostrano infatti livelli più elevati di digitalizzazione, una maggiore propensione all’innovazione e migliori performance in termini di produttività e crescita. Tuttavia, ad oggi solo una quota limitata di aziende presenta un elevato dinamismo innovativo.

La sfida del talento non riguarda soltanto chi parte, chi resta o chi torna. Riguarda tutti noi. Imprese, istituzioni, università, leader e professionisti sono chiamati a contribuire alla costruzione di un Paese capace di offrire opportunità, valorizzare il merito e trasformare il potenziale in crescita. Con D.A.R.E. vogliamo alimentare questo dialogo e dare voce a chi crede che il talento sia una delle risorse più preziose dell'Italia. Perché il futuro del Paese non dipenderà soltanto dalla nostra capacità di immaginare il cambiamento, ma dalla volontà di costruirlo insieme.

Entra a far parte della nostra community! Ti aspettiamo sulla piattaforma D.A.R.E. per aggiornamenti riguardo nuovi contenuti, eventi e opportunità pensati appositamente per voi.

Data Source: Rapporto annuale 2026 - La situazione del Paese (Istat, 2026)